L’ EVENTO Il lavoro che vogliamo… istruzioni per l’uso

Il 19 febbraio 2013 la scuola ha promosso, presso il Museo Diocesano di Molfetta, l’iniziativa “Il lavoro che vogliamo. Istruzioni per l’uso” con l’obiettivo di preparare i giovani ad affrontare il mondo del lavoro.
La manifestazione si è articolata in tre fasi: l’apertura dei lavori, i laboratori e una tavola rotonda conclusiva. Noi siamo stati coinvolti in prima persona nelle attività di laboratorio in cui alcuni esperti hanno affrontato, attraverso situazioni concrete, i problemi che deve affrontare chi si addentra nel complicato mondo del lavoro. Il laboratorio “Curriculum e consapevolezza di sé” ha insegnato ai ragazzi a compilare un curriculum vitae da inviare alle aziende. E’ stata sottolineata l’importanza del curriculum che viene minuziosamente vagliato dai selezionatori alla ricerca di competenze specifiche, ma anche di attitudini personali che, a prima vista, possono apparire poco coerenti con il lavoro a cui si concorre. Nel laboratorio dedicato al primo colloquio di lavoro i selezionatori di personale delle aziende “Guastamacchia” e “Ciccolella holding International” hanno simulato un vero e proprio colloquio di lavoro e hanno fornito suggerimenti per renderlo proficuo. Due archeologi della cooperativa “Altair”, invece, hanno aiutato i partecipanti al laboratorio a riconoscere e definire le proprie attitudini quando si tratta di operare all’interno di un gruppo di lavoro. Oggi , più che in passato, è importante saper lavorare in team. Nel mondo del lavoro bisogna integrare il proprio spazio di attività con quello degli altri per superare i propri limiti.
Per ottenere la giusta integrazione fra i componenti del team è importante avere un leader, senza dimenticare tuttavia l’importanza dei rapporti umani, ed è fondamentale mettere in secondo piano l’ambizione personaleQuesti i temi del laboratorio dedicato appunto al lavoro di squadra. La capacità di individuare obiettivi e di elaborare strategie per realizzarli è stata la finalità di un altro gruppo di lavoro. I partecipanti sono stati guidati a simulare l’attività di ricerca di una multinazionale per lanciare sul mercato un nuovo prodotto. Questo lavoro ci ha insegnato a non scartare mai alcuna idea e a valorizzare il proprio contributo nel gruppo. Anche il nostro preside si è cimentato nel ruolo di formatore: nel suo laboratorio ha sottolineato quanto un approccio positivo al lavoro di squadra sia trainante per l’intero team, e quali le caratteristiche e i comportamenti del leader. La manifestazione si è conclusa con un dibattito finale moderato dal giornalista Piero Ricci e animato dai resoconti degli animatori dei workshop che hanno evidenziato sia gli elementi di forza emersi nel corso dei colloqui con gli studenti, sia i punti di debolezza nello scenario di un mercato del lavoro sempre più difficile ed esigente. Una giornata sicuramente utile e formativa perché ha fornito consigli e “tattiche” da utilizzare nel mondo del lavoro, ma utili anche nella vita scolastica. Unico aspetto negativo il tempo limitato che non ha permesso a tutti di esprimersi. Perciò sarebbe utile riproporre questa esperienza dando a ciascunol’opportunità di prendere parte ai laboratori. Lanciamo una proposta: perché non inserire fra le attività curriculari la preparazione al mondo del lavoro ?

A cura di Eleonora Fiore

 

Il Preside risponde in merito alla iniziativa al Museo diocesano

D. Perché l’ha realizzata e quale scopo aveva?
R. Risponderei proprio citando una misura che troveremo nel prossimo piano integrato, che si chiama “la misura C2” che è una novità per l’orientamento al lavoro, perchè sostanzialmente quello che ci ha mosso nell’organizzare questa giornata è stata proprio una considerazione molte semplice: che nell’ attività di stage e quindi quando si esce fuori dalla scuola valgono non solo le competenze che si acquisiscono a scuola, di studio, di memoria eccetera…Ma valgono anche la capacità di stare insieme agli altri, di lavorare bene in squadra e di essere duttili, elastici nell’affrontare nuovi problemi, cioè abbiamo verificato che c’era un deficit proprio di competenze relazionali, che sono cose che tradizionalmente la scuola non fornisce. Abbiamo voluto attraverso questa iniziativa, che poi è proseguita con i colloqui di lavoro che abbiamo organizzato, focalizzare l’ attenzione su questa difficoltà e dire ai ragazzi che il lavoro di consapevolezza di sè e delle proprie competenze è un lavoro a trecentosessanta gradi che non riguarda soltanto la matematica o la topografia che vanno date per scontate, ma anche e soprattutto il modo di stare insieme agli altri e come dice il documento della Comunità Economica Europea, di imparare ad imparare quindi di avere un atteggiamento elastico, è questo sostanzialmente il motivo principale.
D. Cosa prevede per il futuro, ovvero se ha l’ intenzione di riproporre questa attività, se si come?
R. Assolutamente si, perchè intanto non siamo abituati a fare iniziative estemporanee, diciamo che, detto in termini nostri, quest’ anno abbiamo fatto le nozze con i fichi secchi, il prossimo anno sicuramente le nozze le rifaremo, possibilmente anche in modo più formalizzato, con una maggiore consapevolezza e una maggiore distribuzione. Vi do questa notizia in anticipo, abbiamo intenzione di approfittare di queste misure di orientamento al lavoro e individuare tre momenti importanti:
- Quello della conoscenza di sè, per acquisire la capacità di presentarsi sia oralmente che quando si scrive di sé, ovvero il curriculum europeo ;
- Acquisire le modalità, come si dice oggi, del team working e team coatching, cioè saper lavorare in squadra e saper dirigere una squadra;
- La questione di prova per voi, ovvero quella di rifare i colloqui di lavoro e i colloqui motivazionali, magari estendendo anche la platea delle aziende interessate, in modo tale che sia possibile a scuola, già prima del diploma, sapere cosa ci aspetterà.
Grazie Preside.    Grazie a te.

ORIENTAMENTO: UNA SCOMMESSA TUTTA DIGITALE

La scelta della scuola superiore viene vissuta dalle famiglie con ragionevoli dubbi: da una parte sono gli adolescenti a credere che la scuola non riesca più a rispondere ai loro bisogni. Dall’altra sono le prospettive lavorative future a scarseggiare e a rendere, quindi, difficile una scelta mirata. Il team dell’ Orientamento Scolastico da anni osserva e predispone un piano delle attività per aiutare gli alunni a conoscere meglio il Piano di Studi, attraverso ministage e attività di innovazione didattica. Di qui la scelta di aderire come scuola al Book in progress e di utilizzare lo strumento dell’i-pad come finestra sul mondo contemporaneo in modo da insegnare loro a fare un migliore e più efficace uso di uno strumento tecnologico che diviene addirittura funzionale all’apprendimento e all’arricchimento cognitivo dei giovani. L’uso del libro digitale insieme alla figura di riferimento del docente, che seleziona ed elabora i materiali per migliorare l’apprendimento, la memorizzazione e la concettualizzazione, sono stati al centro di una campagna di Orientamento che ha prodotto i frutti auspicati: far comprendere all’esterno lo sforzo didattico innovativo senza tralasciare gli aspetti psico-pedagogici della formazione (stage; focus groups; workshop). Si registrano dunque ben iscrizioni per l’indirizzo Amministrazione, Finanza e marketing; per l’indirizzo Ambiente e Territorio; per l’indirizzo Turistico. Il team, che ha attivamente lavorato in sintonia con la Funzione Strumentale per l’Orientamento, ha consolidato l’immagine della scuola all’esterno, non come mera pubblicità alla scuola, ma come “cambiamento” necessario e di qualità. Il Piano delle Attività di Orientamento è stato articolato e complesso. I risultati attesi in termini di iscrizioni per l’anno scolastico 2013-2014 sono frutto non tanto dei vari Open Day in sede o presso le scuole medie o della disponibilità a fornire informazioni a genitori ed alunni quanto della testimonianza di esperienze formative capaci di facilitare l’inserimento nel tessuto sociale e produttivo del territorio. Le innovazioni operative e i laboratori disponibili, fanno della nostra scuola un punto di riferimento per il territorio per Corsi professionalizzanti specifici per professionisti del settore lavorativo. Infine non bisogna dimenticare l’energia profusa dagli studenti impegnati nell’Orientamento e che hanno messo a disposizione tutte le loro risorse per dimostrare il loro attaccamento alla scuola.

a cura di Lucrezia Lazzaro e lo staff dell’orientamento

ESCLUSIVO!!! Con l’ IPAD a scuola dal prossimo anno scolastico

Abbiamo “interrogato” il Preside sull’introduzione degli iPad nel nostro Istituto. Per certo le future prime classi potranno avvalersene. Noi…no!

D: Il nostro Istituto ha impostato la campagna di iscrizioni al prossimo anno pubblicizzando l’uso dell’iPad. Ma allora l’iPad sta per soppiantare libri e manuali? Se è così, quali sono i vantaggi? C’è una normativa che lo permette?
Preside: Potrei far riferimento alla normativa vigente, ma preferisco ricordare che gli iPad sono stati introdotti nel nostro istituto, con lo scopo di integrare e non di sostituire i classici manuali, che comunque rimarranno in uso, in quanto ci sono discipline che richiedono ancora l’utilizzo di metodi tradizionali che sicuramente in quei campi rimangono i più efficaci… Sicuramente in altri ambiti l’iPad mostrerà tutta la propria utilità, o più in generale si potranno ricevere in tempo reale i dati relativi alle risposte degli alunni, in modo tale che il docente capisca con immediatezza se e quanto l’argomento trattato sia stato percepito dalla classe, permettendo così al docente di agire di conseguenza…
D: Accertato quindi che l’iPad agevola lo studio, perché non utilizzarlo subito per le attuali quarte e quinte classi?
Preside: L’introduzione dell’iPad è un cambiamento, e come tutti i cambiamenti è opportuno affrontarlo per gradi. Inoltre nelle nostre scelte siamo stati vincolati dalla presenza dei libri di testo, specie per le discipline professionalizzanti, dove fra l’altro la realizzazione è ancora in fase di sviluppo. Pertanto, è stato relativamente più semplice utilizzare gli iPad e i relativi e-book per i ragazzi delle prime classi. Voglio precisare che ciò che i ragazzi utilizzeranno non saranno dei semplici e-book in formato PDF ma delle vere e proprie “App” come si dice in gergo, applicazioni interattive con le quali si dovrà imparare ad interagire.
D: E cosa sa dirci delle controindicazioni? Le possibili obiezioni economiche delle famiglie; il rischio di un utilizzo non proprio “scolastico” da parte degli alunni: giochi, foto, video, con conseguenti distrazioni disattenzioni; ed i docenti sono tutti pronti, hanno le relative competenze?
Preside: Ai ragazzi i libri verranno concessi in comodato d’uso, mentre le famiglie acquisteranno, con i soldi risparmiati sui libri,  gli iPad per i propri figli. Per quanto riguarda i rischi da voi accennati, effettivamente il vero “nemico” è Facebook, anche se è tanto più “efficace” quanto meno i ragazzi sono coinvolti nell’apprendimento. Il vero nemico, allora non è tanto “fb” quanto il vecchio modo di fare scuola. Non ci sono pericoli relativi alle possibili distrazioni dei ragazzi. Il corpo docente è per la maggior parte preparato, ma in breve tempo lo saranno tutti i grazie alla facilità d’uso di questi strumenti.
D: Questa proposta ha avuto una ricaduta positiva sulle iscrizioni?
Preside: Sicuramente si è rilevato un aumento di iscrizioni. Ma voglio ricordare che la scelta di adottare gli iPad non è stata finalizzata ad aumentare il numero degli alunni, ma, ha avuto lo scopo di adottare un metodo didattico alternativo capace di catturare l’attenzione e agevolare l’apprendimento.
D: Grazie Preside per la disponibilità, ora tutti i nostri dubbi non sono più tali. Buona giornata!.
Preside : Grazie a voi.

di Nicola Abbattista

Il Riconoscimento

All’insegna del connubio fra scuola e tecnologia, si è svolta nella fiera di Genova l’edizione 2012 di ABCD orientamenti, il salone dell’educazione, dell’orientamento e del lavoro

La scuola realizzata dai ragazzi in edMondo

Un gruppo di studenti del corso Costruzione Ambiente e Territorio dell’ITCGT Salvemini è stato invitato alla manifestazione per svolgere l’attività ”La scuola che vogliamo” in uno dei cinque spazi allestiti da Indire Ricerca nell’ambito di “Quando lo spazio insegna: ripensare lo spazio e le dotazioni per la scuola del nuovo millennio”. L’ iniziativa è stata presentata al salone di Genova in collaborazione con il Ministero dell’istruzione, dell’Università e della Ricerca. L’attività si è svolta in edMondo, l’ambiente virtuale 3D online di INDIRE dedicato alla didattica che ha consentito ai ragazzi, nelle vesti di avatar, di progettare gli spazi della loro scuola ideale partendo dalla planimetria di quella reale. Tutto questo collaborando in tempo reale con alunni di altre scuole d’Italia che hanno progettato alcuni elementi di arredo da inserire nel laboratorio virtuale di scienze della scuola. Nello spazio chiamato agorà, dedicato prevalentemente alla presentazione delle esperienze didattiche, alcuni ragazzi hanno anche illustrato ad un pubblico attento alcuni aspetti dell’attività: come progettare spazi e oggetti in un ambiente virtuale, quali potenzialità possiede la piattaforma che ospita edMondo. Soprattutto hanno trasmesso l’idea di una scuola innovativa che, grazie alle tecnologie informatiche, sia capace di insegnare senza disdegnare il divertimento. Lavorando sulla planimetria reale dell’Istituto, posata sul terreno della Sim, i ragazzi hanno prima eretto i muri e poi completato gli interni. Hanno, poi, ricreato gli ambienti secondo la loro idea di scuola ideale. Per esempio una palestra scoperta agibile con un campo da calcio in erba e una con tetto in vetro che consente maggiore luminosità; una biblioteca su due piani fornita di testi e attrezzata con i computer; un laboratorio di scienze attrezzato; Aule luminose monotematiche fornite di Lavagna Interattiva Multimediale per seguire le lezioni con l’uso dei tablet e di ventilatori. Superando l’idea dei tradizionali laboratori, i ragazzi propongono spazi in cui l’attività di ricerca è resa più piacevole dalla disposizione delle postazioni articolata in isole. Le stesse aule diventato spazi liberi dove gli studenti possono dedicarsi alle loro ricerche usando tablets e smartphone. Particolare attenzione è stata posta agli spazi della comunicazione, come l’ambiente dedicato all’accoglienza delle famiglie, e agli spazi della ricreazione per i quali è stato progettato un bar interno all’istituto attrezzato con oggetti realizzati dagli stessi ragazzi. Sono stati ripensati anche gli spazi per i docenti e la presidenza che si presentano particolarmente accoglienti e luminosi. Infine i ragazzi immaginano una scuola immersa nel verde; ma dell’ edificio reale i progettisti hanno voluto conservare il murales che ricopre la facciata d’ingresso e i pannelli solari di cui “vanno fieri”. Per chi volesse vedere realizzata virtualmente questa “meraviglia”, basta collegarsi ai seguenti link:
L’esperienza di Genova
La scuola realizzata in edMondo

Foto di gruppo con Andrea Benassi

 

 

Il progetto europeo iTEC Pilot 4

ITEC (Innovative Technologies for an Engaging Classroom) è un progetto di ricerca e sperimentazione su larga scala volto a prefigurare le potenzialità della classe scolastica di domani. Iniziato nel Settembre 2010 iTEC coinvolge decisori politici, ricercatori, aziende fornitrici di tecnologia, esperti di innovazioni tecnologiche per la didattica e docenti innovatori per progettare e creare scenari di insegnamento e apprendimento trasferibili per la classe futura tenendo conto delle problematiche concrete e dei processi di riforma in atto. Un gruppo di studenti della 2B CAT sperimenta la scuola del domani progettando prototipi che utilizzano il cerchio suddivisi in quattro gruppi: La cicloide, I cerchi celebri, I cerchi nel grano,  la ricerca del Pi Greco.

BLOG IL CERCHIO MAGICO

DOS LID (IL CANTO DEL POPOLO EBRAICO)

UN TUFFO NEL PASSATO CHE CI FA VIVERE EMOZIONI INTENSE!

In occasione della giornata della memoria, lunedì 28 Gennaio 2013, la quasi totalità delle classi appartenenti all’I.T.C.G.T. Salvemini ha partecipato alla rappresentazione teatrale tenutasi presso il teatro Odeon di Molfetta a cura della compagnia teatrale molfettese “Teatrermitage”. La rappresentazione che è durata circa novanta minuti è stata elaborata dal regista Vito d’Ingeo. Precedentemente all’inizio dello spettacolo è stata tracciata la biografia del poeta Katzenelson (1886-1944), utile per inquadrare storicamente il poema, infatti è stato proprio grazie a lui se oggi possiamo disporre di questa straordinaria ed importantissima testimonianza pervenutaci per mezzo di foglietti inseriti in bottiglie di vetro. La trama è molto triste e drammatica. Scampato alla prima deportazione, dopo aver perso la moglie Hanne e i figli Yomele e Benzion che furono deportati da uno dei tanti “treni della morte”, tra il 1939 e il 1943, fuggì da un ghetto all’altro fino a quando giunse in quello di Varsavia. Nell’aprile del 1943 scoppiò una rivolta nel ghetto, alla quale partecipò insieme al figlio maggiore Zvi ma in maniera particolare: il comitato della resistenza gli commissionò la stesura di un poema che avrebbe testimoniato in futuro lo sterminio degli ebrei polacchi. Di nascosto insieme al figlio fuggì dal ghetto e in quei mesi concepì il Canto del popolo ebraico massacrato. Riuscì a metterlo per iscritto solo mentre si trovava nel campo di concentramento di Vittel, in Francia. Da qui verrà poi condotto ad Auschwitz dove morirà nella camera a gas il 1° maggio del 1944. Durante tutta la rappresentazione, due soli attori, dopo aver trovato le varie testimonianze(raccolte in fogliettini di carta nelle bottiglie), hanno letto con molta efficacia tutto ciò che vi era scritto. La scenografia dello spettacolo era povera. Un enorme telo nero ricopriva lo sfondo e al centro era posizionato un monitor nel quale erano proiettate sequenze cinematografiche significative che interrompevano la narrazione per sottolineare i momenti più toccanti. Sul palco alcuni tronchi d’albero spezzati e alcuni pneumatici creavano un’atmosfera surreale. Sulla destra tre valenti musicisti eseguivano perfettamente le struggenti melodie yiddish che accompagnavano il canto. La rappresentazione è stata davvero efficace perché ci ha permesso di riflettere e ricordare, partendo dal presupposto fondamentale dell’uguaglianza di tutte le diversità.

di Fabio Stallone e Vincenzo Stallone

LA MEMORIA SI CELEBRA OGNI GIORNO

Incontro con Piero Terracina, testimone della Shoah.

Il 13 maggio alcune classi del nostro istituto hanno partecipato all’incontro con Piero Terracina, dirigente d’azienda italiano sopravvissuto al campo di concentramento di Auschwitz, dove fu deportato per le sue origini ebraiche. Anche se il 27 gennaio è passato, vista la sua presenza nella nostra città, abbiamo pensato che fosse importante fare memoria per non dimenticare. Questo incontro pone l’attenzione su una riflessione: se non capiamo da dove veniamo, dalle nostre radici, andremo verso un futuro confuso, e proprio queste radici non dobbiamo ricercarle nella storia antica ma in quella più recente, per ricordare e imparare ad andare nella direzione più giusta. Terracina, nonostante la sua età (85 anni), ancora oggi si dedica in maniera infaticabile alla testimonianza dell’atroce esperienza che ha vissuto, incontrando soprattutto i ragazzi nelle scuole. Il racconto è stato coinvolgente ed emozionante. Nella foto alcuni di noi davanti allo schermo della conferenza, in diretta, nell’atrio di San Domenico.

di Gilberta Gadaleta e Rossella Gadaleta

IMPARIAMO LAVORANDO: le fasi preparatorie

Anche quest’anno gli stage sono partiti preceduti da una fase preparatoria
In un incontro iniziale tenutosi al “Museo Diocesano” gli studenti hanno partecipato alle simulazioni dei colloqui di lavoro e ai workshop dedicati alla compilazione del curriculum vitae. Successivamente  c’è stata la selezione  in base alla media scolastica conseguita nel trimestre appena concluso e, a differenza degli anni precedenti, nei quali la media di accesso per gli stage era stata del sette , quest’anno si è voluto dare la possibilità di accesso agli stage anche a coloro che hanno conseguito la media del sei. Il 21 Marzo si sono svolti i colloqui degli studenti selezionati delle quarte classi, colloqui che hanno rappresentato per la maggior parte dei ragazzi il primo passo verso il mondo del lavoro. Non è mancata l’ansia, ma anche la speranza di far bella figura di fronte agli imprenditori e l’aspettativa di un buon esito del colloquio. Noi che abbiamo partecipato a tutte le fasi ci sentiamo di giudicare assolutamente positiva l’esperienza. Nasce la speranza che, in un momento di difficoltà per l’economia e per l’occupazione soprattutto giovanile, la scuola possa aprire strade nuove e che possano valere le competenze che abbiamo acquisito frequentandola. L’esperienza ci aiuterà molto anche quando dovremo veramente scegliere il nostro futuro. Lavorare? In che settore precisamente? Continuare a studiare? In quale facoltà? Dopo lo stage avremo sicuramente le idee più chiare. Lo stage avrà la durata di 4 settimane e sarà sicuramente istruttivo, ma soprattutto costruttivo. Come dicevano gli illuministi nel ‘700: la conoscenza deriva dall’esperienza pratica.

di Arianna Cantatore , Viviana Samarelli, Francesca Cappelluti , Rosaria Ventura.

STAGE al Commerciale

Anche quest’anno alle quarte classi del commerciale e del turistico è stata data la prima opportunità di interagire con il mondo del lavoro. In questo progetto sono impegnati 24 ragazzi dei quali 12 sono dell’indirizzo Mercurio e altrettanti 12 sono dell’indirizzo Iter. Gli stagisti sono impegnati in 130 ore sia mattutine che pomeridiane in alcune aziende e studi privati di commercialisti alla presenza di esperti o di responsabili. Alcuni ragazzi della IV C Mercurio sono impegnati presso l’azienda A.S.M. ubicata nella Z.I. di Molfetta , altri nello studio commercialista della dott.ssa Pacifico, poi ancora in quello del dott. Torchetti, nello studio della dott.ssa Abbattista ed infine presso la sede UIL-CAF di Molfetta in Piazza Aldo Moro. Gli alunni dell’Iter sono stagisti presso l’agenzia Caputo viaggi, nell’agenzia Capo Horn e infine prezzo il Comune di Molfetta. Marianna della IV C Mercurio dice che “da questo stage ha imparato come registrare e sistemare le fatture e ha anche appreso come si redigono i bilanci e come si compilano le buste paga”. La vita di uno studio insegna che un buon ragioniere e quindi un buon commercialista, ma anche un semplice impiegato che si occupi di ragioneria, deve aggiornarsi ogni giorno, cavalcando l’onda dell’economia, che è una materia che non smette mai di rinnovarsi. Anche Luigi ha affermato che è stata un’esperienza molto gradevole perchè ha imparato a trattare con documenti come il CUD e l’ Obis M. Grazie a questa utilissima possibilità che la nostra scuola offre, i ragazzi hanno l’opportunità di provare sulla propria pelle e di mettere in pratica ciò che ognuno ha imparato attraverso i libri. È un’esperienza davvero utile e simpatica poiché dà delle basi nel campo lavorativo e aiuta a formarsi in un mondo totalmente nuovo e che si cerca di scoprire passo passo. “Certo si perdono ore di lezione- dice Marianna- ma certamente queste 130 ore sono fondamentali per la formazione di uno studente, per applicare ciò che viene appreso durante le ore scolastiche. Anche la semplice registrazione di una fattura o la compilazione di una lettera commerciale, che all’apparenza possono sembrare cose inutili, servono comunque alla nostra formazione.” Attraverso quest’esperienza ognuno di noi può comprendere che nella vita tutto serve, soprattutto le cose che si studiano. Ecco perché lo stage è una buona opportunità per noi giovani. Ci prepara alla vita che ci aspetta dopo la scuola, bellissima esperienza che deve essere garantita a tutti gli alunni dell’Istituto nel corso dei cinque anni.

di Marianna De Candia, Pisani Cosmo